Vacanza hotel Rimini

 

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completamente all'oscuro. I turisti, dal canto loro, sono ben lontani dal sospettarne l'esistenza; però ne subiscono il richiamo, più insinuante di quello delle agenzie pubblicitarie, e ne attraversano le insidie. Rimini è "notturna" non solo per le discoteche che chiudono i battenti al canto del gallo, come Dracula buonanima, ma per gli umori che la inzuppano da tempi immemorabili. Per la storia millenaria di cui gronda. Per le grotte che la traforano. Per i cunicoli che corrono sotto la crosta "riminizzata". Per la congrega di fantasmi, streghe, orchesse, Fratelli del Tempio, santoni, principi e manovalanza dell'occulto che la calpesta.
Nel Duecento Rimini ospitò un'importante "magione" dei Templari, che aveva sede nella distrutta chiesa di San Michele in Foro (sorta - si crede - sulle rovine di un tempio pagano), dietro l'attuale piazza Tre Martiri, proprio dove ora si apre un ristorante cinese. I Cavalieri del Tempio riminesi svanirono nel nulla, come tutti i loro confratelli, nel 1307, dopo l'offensiva di Filippo il Bello.
Nel 1791 veniva rinchiuso nell'inaccessibile rocca di San Leo il famoso conte di Cagliostro, e qui moriva a cinquantadue anni, dopo quattro di reclusione in una cella di due metri per quattro, senza porte, a cui si accede attraverso una botola: è il cosiddetto "pozzetto", dove i Malatesti nascondevano i loro tesori durante gli assedi. Dal terribile tugurio, più un sepolcro che una prigione, promana una desolata suggestione: che sarebbe anche più forte se fosse depurato dalla scenografia "alchimistica" acchiappaturisti.
Negli anni Venti e Trenta agivano a Rimini gruppi ristretti di teosofi, rosacruciani, radioestesisti e mesmerizzatori: gli ultimi eredi - legittimi o bastardi - della tradizione esoterica templare e cagliostresca. Negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie a una coppia di formidabili talent-scout di medium, Luciano e Serina Rossi, Rimini divenne una delle capitali italiane dello spiritismo. Negli anni Settanta e Ottanta in tutto il Riminese fiorirono (e appassirono) decine di sette religiose, una più stravagante dell'altra.
Anche il più famoso personaggio femminile della storia riminese nacque, come la beata, intorno al 1260, ma non a Rimini. E' curioso che la sola donna che si fregi dell'appellativo "da Rimini" e che, come tale, è universalmente nota, sia ravennate. Così come è un fatto che di Francesca e della tragedia familiare cantata da Dante sappiamo ben poco. Francesca era figlia di Guido Minore da Polenta, signore di Ravenna; aveva una sorella più giovane, Samaritana, e sette fratelli, cinque legittimi e due bastardi. Nel 1275 circa andò sposa a Giovanni detto Gianciotto (ossia lo Sciancato), secondogenito di Malatesta da Verucchio, soldato valoroso e stimato uomo politico, ripetutamente insignito della dignità podestarile.
La fonte principale è il racconto di Dante stesso, che aveva vent'anni, o poco meno, quando si consumò il dramma e che - stando ad una recente e brillante ipotesi di Ignazio Baldelli - ne avrebbe avuto notizie nel 1304, alla corte dei conti Guidi di Romena, da Margherita, la figlia di Paolo il Bello. Depurato dai ricami romanzeschi (la fin troppo particolareggiata descrizione del solo episodio che non potè avere testimoni indiscreti, cioè la seduzione di Francesca) e dagli orpelli.

 

 

 

 

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